
Sembrerebbe una delle cause della crisi finanziaria: è l'effetto "leva" o, come dicono gli anglosassoni, il leverage.
Apprendo dal Il Sole 24 Ore di oggi (pag. 12, Bilanci "à la carte") che nel bilancio 2008 di Deutshe Bank il suo valore è pari a 28 (se calcolato secondo i principi contabili americati: gli US GAAP) ovvero a 72 (se colcolato secondo i principi contabili europeri: gli IAS/IFRS).
Lascia perplessi non solo l'entità del valore ma anche questa ampia differenza tra le due misure atteso che l'idicatore appare abbastanza semplice:

Tra le immobilizzazioni immateriali c’è anche l’avviamento. L’avviamento è “la capacità di un'azienda di produrre nuova ricchezza. La nozione giuridica dell'avviamento è dunque strettamente legata con quella di azienda. Ciononostante, nelle norme che disciplinano l'azienda (artt. 2555 ss. c.c.) non si trova alcun espresso riferimento all'avviamento; la sua rilevanza emerge tuttavia indirettamente dalla stessa nozione di azienda e, soprattutto, dalla disciplina del suo trasferimento. Esso è inoltre menzionato all'interno della disciplina del bilancio d'esercizio” (Cfr. Wikipedia).

Sto cercando di approfondire il tema della attività immateriale. Se non ho capito male si tratta di attività che non si possono toccare (intangible in inglese). Dentro ci sono i diritti d'autore, i brevetti, le mailing list, i marchi, i marchi, i nomi di dominio, e così via. La questione delicata è se abbiano o meno un valore. Talvolta esso supera quello di tutte le immobilizzazioni materiali (edifici, impianti, attrezzature, ecc.) detenute da una società. Sarà poi possibile?