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OIC 2 - Patrimoni e finanziamenti destinati ad uno specifico affare: 1. patrimonio destinato: aspetti generali

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE
1. Patrimonio destinato: aspetti generali
Descrizione

Gli artt. 2447-bis–2447-novies del codice civile introducono una disciplina dei “patrimoni destinati ad uno specifico affare” che presenta caratteri di assoluta novità per il diritto societario italiano.
Viene di seguito riportata una sintesi della disciplina di tale nuovo istituto. In appendice si riporta la sezione del codice civile dedicata ai patrimoni destinati ad uno specifico affare.
In conformità alla nuova disciplina la società per azioni enuclea dal proprio patrimonio generale un insieme di beni, solitamente coordinati ad azienda o a ramo d’azienda, e li destina – con delibera soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese – allo svolgimento di uno specifico affare. La società può costituire più patrimoni, destinati ciascuno ad un diverso specifico affare; essi peraltro non possono superare, complessivamente, il valore di un decimo del patrimonio netto della società.
Del patrimonio destinato possono fare parte “apporti di terzi”, della cui natura e rappresentazione contabile si occupa il successivo paragrafo 5. I beni originariamente componenti il patrimonio destinato devono essere specificamente indicati nella delibera istitutiva (che normalmente viene adottata dal consiglio di amministrazione o di gestione della società); se si tratta di immobili o di mobili registrati la loro destinazione è soggetta a trascrizione. Con la destinazione allo specifico affare i beni componenti il patrimonio destinato vengono sottratti alle pretese dei creditori “generali” della società, cioè dei titolari di crediti non aventi causa nello svolgimento dello specifico affare: per questa ragione contro la delibera istitutiva del patrimonio destinato possono fare opposizione, entro 60 giorni dalla sua iscrizione nel registro delle imprese, i creditori sociali anteriori a tale iscrizione; decorsi i 60 giorni senza opposizione, oppure da quando l’opposizione è respinta o il tribunale ordina l’esecuzione della deliberazione previa prestazione da parte della società di idonea garanzia, il patrimonio destinato non costituisce più garanzia generica dei creditori “generali” della società, passati e futuri; ciò fino alla cessazione della destinazione del patrimonio.
Reciprocamente, nel silenzio della delibera istitutiva, per le obbligazioni contratte nello svolgimento dello specifico affare risponde solo il patrimonio destinato, cioè soltanto i beni originariamente compresi in tale patrimonio o entrativi successivamente, e non rispondono gli altri beni della società: è perciò necessario che gli atti di gestione del patrimonio indichino espressamente che sono destinati a quello specifico affare, sì che risulti quali beni sono usciti e quali entrati nel patrimonio destinato. Solo per le obbligazioni da fatto illecito – compiuto nella gestione del patrimonio destinato – risponde anche il patrimonio generale della società; è inoltre possibile che la delibera istitutiva preveda una responsabilità sussidiaria (eventualmente limitata nel quantum) del patrimonio generale per le obbligazioni sorte nella gestione del patrimonio destinato.
La legge (art. 2447-ter comma 1, lett. c)) richiede che la “delibera di destinazione” contenga un apposito “piano economico-finanziario” dal quale risultino: la “congruità del patrimonio rispetto alla realizzazione dell’affare, le modalità e le regole relative al suo impiego, il risultato che si intende perseguire e le eventuali garanzie offerte ai terzi”. Il contenuto del “piano economico- finanziario” viene precisato nel paragrafo 9. La delibera di destinazione deve inoltre indicare le “regole di rendicontazione dello specifico affare”.
Va precisato che l’“affare”, oltre ad essere “specifico”, ossia avere un oggetto ben individuato e non generico (es.: la costruzione di un fabbricato e successiva vendita delle unità immobiliari di cui si compone) deve avere una durata determinata (eventualmente stabilita per relationem: es.: il tempo necessario per la costruzione e vendita di un fabbricato). Non sembra che esso possa avere una durata indeterminata, come può avvenire per le società. Ciò risulta, oltre che dalla precisazione che l’affare deve essere “specifico”, dalla previsione che per ogni affare deve esservi un apposito piano economico-finanziario, il quale non può contenere previsioni di costi, ricavi e flussi finanziari per una durata indeterminata. Risulta, inoltre, dalla norma dell’art. 2447-novies che parla di momento in cui l’affare può considerarsi “realizzato” e che prevede la compilazione di un “rendiconto finale” con riferimento ad una data che è necessariamente anteriore al termine di durata della società.
Una volta realizzato l’“affare” o accertata l’impossibilità sopravvenuta di realizzarlo e redatto l’apposito rendiconto finale previsto dall’art. 2447-novies, il patrimonio destinato “rientra” nel patrimonio generale della società, nel senso che viene a cessare il particolare regime di responsabilità istituito dall’art. 2447-quinquies, comma 1.
È importante notare che il patrimonio destinato pur facendo parte costantemente, dal punto di vista giuridico-formale, del patrimonio della società che lo costituisce, può generare un regime particolare di responsabilità che lo porta ad avere una vita economico-finanziaria propria ed autonoma, distinta da quella della società gemmante, e viceversa.
La legge prevede anche che, se la società costituente, non assoggettata alla revisione contabile da parte di una società di revisione, emetta “titoli sul patrimonio diffusi tra il pubblico in misura rilevante ed offerti ad investitori non professionali”, il controllo contabile sull’andamento dell’affare (e, quindi, sui rendiconti dell’affare medesimo) sia effettuato da una società di revisione iscritta nell’albo speciale tenuto dalla CONSOB, nominata nella medesima delibera di “destinazione”1.
1 La Consob, ai fini dell’informativa, nel Regolamento Emittenti con riferimento ai patrimoni destinati ad uno specifico affare richiede quanto previsto dai seguenti articoli:
Art. 70-bis:
“1. Gli emittenti azioni mettono a disposizione del pubblico, presso la sede sociale e la società di gestione del mercato, il verbale della deliberazione costitutiva di patrimoni destinati ad uno specifico affare contestualmente alla richiesta di iscrizione nel registro delle imprese di cui all'articolo 2436, comma 1, del codice civile.
2. Nei casi in cui l'operazione indicata nel comma precedente sia deliberata dall'assemblea, gli emittenti azioni, almeno quindici giorni prima di quello fissato per la relativa convocazione, mettono a disposizione del pubblico, presso la sede sociale e la società di gestione del mercato, la relazione dell'organo amministrativo recante le informazioni previste dagli articoli 2447-ter, comma 1 e 2447-novies, comma 4, del codice civile.
3. Gli stessi emittenti mettono a disposizione del pubblico, presso la sede sociale e la società di gestione del mercato, la documentazione prevista dall'articolo 2447-novies, comma 1, del codice civile, contestualmente al deposito presso l'ufficio del registro delle imprese.
4. Gli stessi emittenti mettono a disposizione del pubblico, presso la sede sociale e la società di gestione del mercato, il contratto previsto dall'articolo 2447-bis, comma 1, lettera b), del codice civile, contestualmente alla richiesta di iscrizione nel registro delle imprese di cui all'articolo 2447-decies, comma 3, lettera a).”
Art. 90-bis:
“1. Gli emittenti azioni trasmettono alla Consob:
a) il verbale delle deliberazioni di cui all'articolo 70-bis, comma 1, contestualmente alla diffusione al pubblico;
b) nel caso previsto dall'articolo 70-bis, comma 2, la relazione dell'organo amministrativo recante le informazioni previste dagli articoli 2447-ter, comma 1 e 2447-novies, comma 4, del codice civile, almeno trenta giorni prima di quello fissato per l'assemblea;
c) la documentazione prevista dall'articolo 2447-novies, contestualmente alla diffusione al pubblico;
d) il contratto previsto dall'articolo 2447-bis, comma 1, lettera b), contestualmente alla diffusione al pubblico.”
2 In tema di riepilogo riassuntivo nel libro giornale generale delle operazioni annotate nei libri giornali sezionali, cfr: Ag. Entrate, risoluzione 31 ottobre 2002, n.341; Min. Finanze Ris. 15 luglio 1980, n.428. Sulla legittimità di registrazioni di sintesi nel libro giornale in presenza di una pluralità di incassi omogenei a condizione che le registrazioni contengano indicazioni idonee alla ricostruzione delle operazioni imprenditoriali implicanti tali incassi, V. Cass., sez. I, 19 dicembre 1991, n.13672.