Salta al contenuto principale

OIC 2 - Patrimoni e finanziamenti destinati ad uno specifico affare: 5. natura e rappresentazione contabile degli “apporti” dei terzi - iscrizione in bilancio dell’apporto del terzo

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE
5. Natura e rappresentazione contabile degli “apporti” dei terzi
Descrizione

Poiché l’apporto ha sempre una durata limitata che non può superare la durata dell’“affare”, qualora il godimento sia a titolo gratuito, analogamente a quanto avviene in caso di apporto in godimento da parte dell’associato in partecipazione, la società dovrà iscrivere all’attivo dello stato patrimoniale del patrimonio destinato il valore dell’utilizzo del bene o della prestazione d’opera personale (nell’importo convenuto con il terzo)5, con contropartita un’apposita riserva indisponibile (“Riserva da apporti di terzi a patrimoni destinati”). Tale valore verrà iscritto, a seconda dei casi, fra le immobilizzazioni materiali o immateriali ed assoggettato ad ammortamento ed a riduzione per perdite di valore per tutta la durata dell’affare, o per la minore durata di utilizzo prevista. Nelle note al bilancio del patrimonio destinato occorre fornire opportune informazioni su: natura dell’apporto, criterio di valutazione e modalità di imputazione al conto economico; occorre inoltre precisare che vi è un debito di restituzione del bene alla conclusione dell’affare. Se dagli accordi col terzo risulta che il bene dovrà essere restituito nelle medesime condizioni in cui si trovava al momento dell’apporto, deve essere iscritto, ed incrementato gradualmente, un “Fondo per oneri di manutenzione e ripristino di beni apportati”. Il relativo accantonamento costituisce un costo di gestione dell’“affare”.
Se nel successivo esercizio l’affare produce utili e questi non sono stati ancora corrisposti, tra le passività deve essere rilevata la quota di utile maturata a favore del terzo apportante, al netto dell’eventuale ritenuta fiscale che la società fosse obbligata ad effettuare. Nel caso in cui in un successivo esercizio l’affare produce una perdita, l’importo della passività iscritta viene ridotta della quota di perdita maturata nell’esercizio a carico del terzo apportante.
Con riguardo al conto economico, la quota di utile o perdita dell’affare di spettanza del terzo apportante va iscritta rispettivamente come costo o provento. Si ritiene opportuno che, nello stato patrimoniale del patrimonio destinato, la quota di utile (netto) o di perdita di pertinenza del terzo apportante venga iscritta distintamente dal debito di restituzione dell’apporto.
La “Riserva da apporti di terzi a patrimoni destinati”, man mano che si procede all’ammortamento del valore di utilizzo dei relativi beni o al realizzo delle materie e merci apportate dal terzo (ed il risultato economico dell’affare sia positivo o almeno in pareggio, al lordo della quota di pertinenza dei terzi) diviene una riserva disponibile; in nota integrativa deve essere indicata ed illustrata la composizione della riserva fra parte disponibile e parte indisponibile. In alcune ipotesi tali dati sono disponibili non annualmente, bensì solo alla conclusione dell’affare. La parte disponibile della riserva può anche essere riclassificata ad altra riserva (disponibile) della società.
Così come avviene nell’associazione in partecipazione, anche qui il terzo può aver convenuto che la proprietà del bene, materiale o, più raramente, immateriale, passi alla società, la quale tuttavia, alla conclusione dell’affare, è tenuta a restituire lo stesso bene (se si trova ancora in patrimonio) o a versare una somma di denaro pari al suo valore. Nel caso in cui la società è tenuta a restituire il bene ricevuto, essa deve iscrivere all’attivo l’intero valore del bene apportato (nell’importo convenuto con il terzo) e non soltanto il valore del suo diritto di utilizzo temporaneo; al passivo, la passività corrispondente alla restituzione dell’apporto6.
Con riferimento all’ammortamento del valore di utilizzo, nonché delle eventuali quote di utile o perdita dell’affare, si effettueranno le stesse rilevazioni precedentemente indicate per l’apporto in godimento.
È bene precisare che il conto economico del patrimonio destinato si chiude sempre con un risultato netto che è pari alla sola quota di utile o di perdita di pertinenza della società, in quanto la quota di pertinenza del terzo apportante è stata già rilevata: ove al terzo competa una quota di utile, come costo dell’affare, ed ove il terzo subisca (pro quota) una perdita, come riduzione della perdita dell’affare (ossia un provento a copertura della perdita “Quota di perdita dell’affare a carico dei terzi apportanti”).
Se fra le parti è stato stabilito che il bene trasferito in proprietà alla società non deve essere restituito, la società non dovrà iscrivere in contropartita un debito, bensì una apposita riserva (“Riserva da apporti di terzi a patrimoni destinati”). Anche in ipotesi di apporti non restituibili, devono essere fornite, nelle note al bilancio del patrimonio destinato, le informazioni sopra richieste in ipotesi di apporti restituibili.
(5) Il valore convenuto non potrà mai essere superiore al valore di mercato del diritto di utilizzo del bene apportato.
(6) Tale passività potrà configurarsi come un vero e proprio debito ovvero potrà essere rappresentata da strumenti finanziari di partecipazione all’affare.