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OIC 2 - Patrimoni e finanziamenti destinati ad uno specifico affare: 6. rapporti fra patrimoni destinati e col patrimonio residuo della società - rapporti fra patrimoni destinati e col patrimonio residuo della società

Riferimenti OIC
PARTE PRIMA PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE
6. Rapporti fra patrimoni destinati e col patrimonio residuo della società
Descrizione

Anche se i patrimoni destinati non hanno una loro distinta soggettività giuridica e fanno parte, almeno dal punto di vista giuridico-formale, del più ampio patrimonio generale della società, essi godono di una vita economico-finanziaria distinta ed autonoma e possono pertanto essere ipotizzati rapporti fra più patrimoni destinati e fra i patrimoni destinati ed il patrimonio generale della società.7 I rapporti, nella normalità dei casi, consistono in trasferimenti da un patrimonio all’altro di beni (es.: materie, merci, prodotti) o in prestazioni di servizi.
Ai fini della valorizzazione di tali “trasferimenti” va considerato quanto segue.
In primo luogo, gli apporti dei terzi, in proprietà o in godimento per una durata determinata, vanno valorizzati al fair value del bene o del diritto di utilizzo temporaneo (es.: usufrutto) analogamente a quanto stabilito dall’art. 2343 Cod. Civ. per gli apporti in società di beni e di crediti. Invece, per quanto riguarda i beni e crediti trasferiti dal patrimonio generale al patrimonio destinato in sede di costituzione iniziale di questo, il “trasferimento” (o meglio, l’attribuzione ai beni della “destinazione” allo specifico affare, che non costituisce un atto di trasferimento in senso tecnico in quanto opera nell’ambito del medesimo patrimonio di un unico soggetto) dovrà avvenire a valori contabili. Ciò in quanto per la società nel suo complesso tale trasferimento non determina il realizzo del maggior valore e quindi il maggior valore si configura come un utile interno nel rendiconto dell’affare che va eliminato nel bilancio generale della società.
Per quanto riguarda poi le cessioni di prodotti, materie e merci a titolo oneroso (vendite, permute) da uno ad altro patrimonio destinato o dalla società ad un patrimonio destinato e viceversa, la relativa valorizzazione, ai fini di una corretta determinazione del risultato economico dell’affare, deve essere effettuata al valore di mercato.
Mentre nei rendiconti dei singoli patrimoni destinati gli utili e le perdite “interni” derivanti dagli scambi sopra menzionati devono essere rilevati ed incidono sulla determinazione del risultato economico dell’affare, in sede di redazione del bilancio generale della società essi devono essere eliminati, analogamente a quanto avviene in sede di redazione del bilancio consolidato.
Ovviamente, le voci derivanti da operazioni in corso fra la società e i patrimoni destinati o fra gli stessi patrimoni destinati devono essere eliminate, oltre che dal conto economico generale della società, anche dal suo stato patrimoniale generale in quanto voci “intrasocietarie”.
Qualora gli importi delle elisioni sono rilevanti, occorre dare una specifica illustrazione in nota integrativa.
Per approfondimenti o esemplificazioni sulle problematiche delle eliminazioni dei saldi o degli utili e perdite interni, si rinvia al Principio contabile nazionale 17, paragrafi 11.1 e 11.2 e relativi allegati.
(7 Per una autorevole dottrina giuridica si tratta di “rapporti intergestori”.