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OIC 2 - Patrimoni e finanziamenti destinati ad uno specifico affare: scopo e contenuto

Riferimenti OIC
Descrizione

L’introduzione1 nel nostro ordinamento dei Patrimoni e dei Finanziamenti Destinati ad uno specifico affare di cui agli artt. 2447-bis e seguenti Cod.Civ., ha fatto nascere un ampio dibattito interdisciplinare sulle caratteristiche peculiari e distintive dei due nuovi istituti.
Il dibattito ha riguardato, naturalmente, anche gli aspetti inerenti la loro rilevazione e rappresentazione in bilancio, di competenza dell’OIC, dibattito che evidenzia ancora incertezze dottrinarie2.
L’OIC, nel segnalare l’esistenza di tale dibattito intende con il presente documento individuare le soluzioni tecniche più appropriate con riferimento alla disciplina positiva così come oggi formulata riservandosi, eventualmente, di ritornare sul tema in caso di modifiche future della stessa.
L’ambito di applicazione del presente documento è circoscritto, è bene sottolinearlo, alla sola disciplina codicistica in materia di contabilità e bilancio; esulano dalle finalità di questo Principio i problemi che si porranno a seguito dell’applicazione in Italia dei principi contabili internazionali, tematiche sulle quali l’OIC si potrà esprimere in futuro.
Pur esulando ciò dalla trattazione di un principio contabile, si segnala che le nuove disposizioni codicistiche non hanno trovato corrispondenti indicazioni sul fronte fiscale3.
1 La disciplina è stata introdotta con il D. Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 recante la riforma del Diritto Societario in attuazione alla legge Delega 3 ottobre 2001, n. 366. Per un esame dei principali effetti della riforma del diritto societario sulla redazione del bilancio d'esercizio (art. 2423 e ss.), si rinvia al Principio contabile OIC 1.
2 In primo luogo come l’obbligo di cui al comma 1 dell’art. 2447-septies del c.c. (obbligo di distinta indicazione dei beni e dei rapporti facenti parte dei patrimoni destinati) viene inteso da una parte della dottrina come riferito allo Stato Patrimoniale del bilancio individuale della società gemmante e non allo Stato Patrimoniale del bilancio consolidato della medesima società. D’altra parte, il comma 4 del medesimo articolo prevede l’obbligo di iscrivere in calce allo Stato Patrimoniale (tra i conti d’ordine) del bilancio individuale l’impegno relativo all’eventuale responsabilità illimitata assunta dalla società gemmante per le obbligazioni di cui risponde il patrimonio destinato. La situazione descritta sembra assimilabile - mutatis mutandis - a quella in cui sussistono garanzie intercorrenti tra entità incluse in un consolidamento. In tal caso, peraltro, il Principio contabile nazionale 17 (punto 8.2, lettera b)) esclude l’iscrizione tra i conti d’ordine delle garanzie “intragruppo” relative alle entità consolidate visto che, tra l’altro, l’intero ammontare delle rispettive passività (nel caso di specie quelle riferite al patrimonio destinato) viene ricompreso e rappresentato come se fosse una passività propria dell’entità consolidante (nel caso di specie la società gemmante). Sempre in relazione alle disposizioni di cui al comma 4 dell’art. 2447-septies del Cod. Civ., nella sua attuale formulazione esso sembra opinabile posto che una sua lettura ed interpretazione restrittiva potrebbe indurre a ritenere non richiesta e necessaria l’iscrizione tra i conti d’ordine anche delle garanzie parziali e limitate eventualmente rilasciate dalla società gemmante a favore del patrimonio destinato.
Inoltre, non sembra chiara la ratio del comma 3 dell’art. 2447-septies nella parte in cui prevede l’obbligo di illustrare, nella Nota Integrativa del bilancio della società gemmante “il valore e la tipologia dei beni e dei rapporti giuridici compresi in ciascun patrimonio destinato”. Non si comprende infatti perché la suddetta Nota Integrativa debba riproporre i medesimi dati già forniti dalla Nota Integrativa del rendiconto del patrimonio destinato il quale - si noti - deve essere obbligatoriamente allegato al bilancio della società gemmante ai sensi del comma 2 del medesimo art. 2447-septies.
3 Infatti, in occasione della riforma del diritto societario era stata formata un’apposita commissione parlamentare, al fine di studiare le problematiche fiscali e proporre eventuali modifiche da apportare al T.U.I.R.
La commissione ha terminato i propri lavori affrontando anche le problematiche tipiche dei patrimoni destinati ed offrendo una serie di possibili ed alternative modalità di trattamento tributario. Essa ha lavorato sul presupposto dell’invarianza del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/86), in contemporanea peraltro alla definizione, in forza della legge delega 7 aprile 2003, n. 80, del primo pacchetto di riforma di questa fonte normativa. Il legislatore delegato alla riforma fiscale non aveva, però, tra gli oggetti di delega il trattamento dei nuovi istituti del diritto societario per cui si è resa necessaria la legge 29 dicembre 2003, n. 326, con cui si è delegato il governo ad apportare le necessarie modifiche al sistema delle imposte sui redditi al fine di renderle idonee a disciplinare i nuovi tratti del diritto societario. Pur in presenza dei necessari strumenti normativi, peraltro, nessuna modifica è stata apportata all’impianto di riforma del T.U.I.R., al tempo dell’incarico oramai definito (D.lgs. 12 dicembre 2003, n. 344).